Capability approach

Nato dalla necessità di misurare il tenore di vita nei Paesi sottosviluppati, è rigenerato dal neoumanesimo di Martha Nussbaum e dalle teorie sulla povertà di Amartya Sen. Negli ultimi tempi è emersa la necessità di utilizzarlo trasversalmente su Paesi avanzati.

Il Capability Approach è una metodologia di analisi economica e sociale elaborata negli anni ’80 da Amartya Sen, premio Nobel per l’economia nel 1998, e dalla filosofa statunitense Martha Nussbaum, con l’obiettivo di fornire uno strumento di valutazione e di interventi soprattutto per i casi di povertà, che fosse alternativo alle tradizionali misurazioni del Pil. In realtà, il Capability Approach può essere definito in senso più ampio come un approccio alla valutazione comparata della qualità della vita e alla teorizzazione di una giustizia di base. Riprendendo quanto scrive la Nussbaum nel suo Creare capacità: “Esso pone come interrogativo fondamentale, quando si paragonano le diverse società e le si valuta sulla base della loro dignità o giustizia, la seguente domanda: che cosa può fare ed essere ciascuna persona? In altre parole, l’approccio considera ogni persona come un fine, chiedendosi non tanto quale sia il benessere totale o medio, bensì quali siano le opportunità disponibili per ciascuno. E’ incentrato sulla scelta o libertà, ritenendo che il bene fondamentale della società consista nella promozione per le rispettive popolazioni di un insieme di opportunità, o libertà sostanziali, che le persone possono poi mettere in pratica o meno; la scelta rimane comunque la loro”. Come si vede, è una definizione filosofica e sociologica, prima ancora che economica, ma che ha generato prassi fruttuose perché prevede l’utilizzo di due concetti semplici e concretamente valutabili sul campo, i “funzionamenti” (functioning) e le capacità (capabilities). I primi sono le attività reali che l’individuo è in grado di compiere o gli stati che è in grado di raggiungere, le seconde sono le combinazioni alternative di funzionamenti che è possibile realizzare. Come dice ancora Nussbaum, le capacità “non sono semplicemente delle abilità insite nella persona, ma anche le libertà o opportunità create dalla combinazioni di abilità personali e ambiente politico, sociale ed economico”. Come questo si combini con il concetto di scelta, lo si può capire facilmente da un esempio di Sen. Se compariamo una persona che soffre la fame con chi pratica il digiuno possiamo dire che entrambi hanno lo stesso funzionamento rispetto al sostentamento ma diverse capacità, perché la prima non ha scelta mentre la seconda sì. Questo tipo di impostazione, nato inizialmente per valutare il benessere di aree del mondo economicamente sottosviluppate, è in realtà universale e può essere applicata a un numero potenzialmente illimitato di situazioni. A puro titolo di esempio, il corpus di studi in questo ambito ha compreso negli ultimi anni l’analisi del commercio sessuale a Managua, i sistemi educativi in Cina, le spese militari in Pakistan, il ruolo della tecnologia in America Latina, il grado di soddisfazione verso la propria vita in Germania, a testimonianza di una grande flessibilità finora poco valorizzata dai policy makers.

 

 

Foto credits: Robin Holland (website) – LICENSE: CC BY-SA 3.0

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