Mariana e il capitalismo

In un articolo su Repubblica dello scorso 2 gennaio (“Pubblico e privato uniti nella lotta”) l’economista Mariana Mazzucato, autrice de Lo Stato innovatore, descrive le aree di confronto tra intervento pubblico e iniziativa privata in una economia avanzata. Se proviamo a enucleare i punti salienti della sua tesi, troviamo riprodotti efficacemente alcuni esempi e presupposti moderni, non massimalisti, e alla fine dei conti innovativi, delle policy interventiste. In particolare:

1) per tutta la storia del capitalismo moderno lo Stato ha fatto quello che i mercati semplicemente non fanno. E senza questo ruolo la crescita rimane al palo.

2)  Un esempio è il sistema finanziario: per funzionare in maniera efficiente, esso deve provvedere i capitali necessari per lo sviluppo dell’economia, favorendo la crescita e l’innalzamento del tenore di vita. Ma per fare ciò serve una finanza paziente, impegnata sul lungo periodo. Negli Stati Uniti la rivoluzione informatica inizialmente fu sostenuta dalla finanza paziente messa a disposizione da una rete di agenzie pubbliche (come la Darpa, del dipartimento della difesa).

3) Anche la rivoluzione verde è stata finanziata allo stesso modo (alla Tesla sono stati erogati 500 milioni di dollari), mentre in altri paesi la finanza paziente è garantita dal settore bancario pubblico (Kfw in Germania, Banca cinese per lo sviluppo in Cina).

4) In Italia la Cassa depositi e prestiti non ha mai funzionato come una vera e propria banca pubblica, realizzando cioè investimenti strategici in innovazioni capaci di creare nuovi mercati.

In conclusione, il dibattito “pubblico contro privato” è fuorviante. Sono fondamentali entrambi, il problema è come promuovere collaborazioni sinergiche, che consentano al settore pubblico di mantenere un approccio strategico invece di limitarsi ad assorbire rischi e inefficienze.

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