Biblioteche

“La privatizzazione degli spazi pubblici e la riduzione dei servizi a cui i comuni sono costretti da anni tendono a deteriorare il tessuto urbano, a innescare una dinamica di segregazione spaziale, con i centri cittadini trasformati in zone di shopping e le periferie, tranne in rari casi, abbandonate a se stesse. Per ridurre la sofferenza sociale occorre agire, coinvolgere la gente, dare prova di fantasia e di volontà politica. Le biblioteche sono parte di questo progetto”.

“La biblioteca è ben più ricca, accogliente, intelligente di qualsiasi smartphone. Se vuole fare da incubatore a processi di inclusione e di coesione sociale, se vuole attivare energie nella comunità, non può essere costituita e gestita dall’alto: deve mettersi all’ascolto dei cittadini.”

“Oggi non dobbiamo più chiederci se le biblioteche esisteranno ancora fra 20 o 30 anni. Sappiamo che ha senso metterne in cantiere di nuove. La rivoluzione digitale, costringendo milioni di persone ad aumentare le proprie conoscenze, accresce il bisogno di spazi per l’interazione fisica di chi vuole informarsi, studiare, approfondire, fare ordine nel caos di Internet. I bibliotecari saranno più che mai necessari per aiutare i cittadini a verificare le notizie, a trovare le giuste fonti, oltre a stimolare l’interesse per l’informazione, la musica, il cinema, i videogiochi, che sono una parte sempre maggiore dell’economia.”

“Si continuano a costruire biblioteche: ricordiamo il progetto innovativo dell’Urban Mediaspace di Aarhus, nel 2016 verrà inaugurata la BMVR di Caen dello studio Oma, l’Austin central library e nel 2018 la Central library di Helsinki. Nel 2013 sono state inaugurate la nuova Public library di Baghdad, la biblioteca di Birmingham dello studio Mecanoo, il Learning Center di Zaha Hadid a Vienna, per non parlare delle decine e decine di biblioteche, sempre più colorate, che si continuano a costruire negli Stati Uniti.”

“Ovunque siano state create biblioteche pubbliche moderne, esse sono diventate luoghi di aggregazione per le fasce più deboli della popolazione, in particolare gli anziani, e hanno facilitato l’inserimento degli immigrati. Questa è stata da sempre la missione delle public libraries.”

“Coloro che hanno perso il lavoro, oppure la casa non hanno spesso altro posto al quale rivolgersi per ottenere dei servizi essenziali, come un sussidio o l’iscrizione nelle liste di disoccupazione, che ormai sono pratiche possibili solo via Internet. Nel 2012, il 26% degli americani adulti è andato in biblioteca per questo motivo”.

“La biblioteca, al contrario di Google, ci garantisce che la realtà confusa, mutevole, angosciante del mondo esterno è sotto controllo e che potremo trovare una copia di Guerra e pace anche fra 100 o 200 anni, quando le apparecchiature che usiamo oggi per leggere un e-book saranno dimenticate da un pezzo. E’ un investimento sul futuro, non sul passato.”

Tratto da La biblioteca che vorrei. Spazi, creatività, partecipazione di Antonella Agnoli, 2013, Editrice Bibliografica. (in immagine, la British Library).

Written by: