La vista lunga di Luciano Gallino

Lo scorso 8 novembre è morto Luciano Gallino, il più importante e autorevole sociologo italiano degli ultimi anni. Tra i suoi campi di studio si possono ricordare la sociologia dei processi economici e del lavoro, la democrazia economica, il capitalismo finanziario, l’aumento della flessibilità lavorativa e l’erosione del welfare. Su questi temi aveva dedicato gli ultimi libri, scientifici e divulgativi nello stesso tempo: Il colpo di stato di banche e capitalismo, Finanzcapitalismo,  La lotta di classe dopo la lotte di classe, Il lavoro non è una merce. Ma qui vogliamo ricordare la sua attenzione verso il ruolo dell’ideologia, in particolare quella neoliberista, e della sua capacità di plasmare i contenuti culturali sociali, orientandoli verso il recepimento di pratiche economiche a scapito di altre.

In Finanzcapitalismo scrive: “L’attraversamento incontrollato dei confini tra politica ed economia non sarebbe potuto avvenire senza l’apporto sostanziale di un’ideologia la quale, dopo essere giunta a pervadere l’intero sistema culturale, ha promosso e legittimato tale processo, e lo ha praticato essa stessa in forze riguardo ai suoi confini con tutti gli altri sottosistemi. Questa ideologia è il neoliberismo (…) Le idee motrici del neoliberismo sono maturate tra la fine degli anni ’30 e gli anni ’50 del Novecento. La crisi del 1929 e la grave recessione che ne era seguita avevano compromesso il prestigio del capitalismo. Economisti della Scuola austriaca (Ludwig von Wiese, Friedrich von Hayek), della scuola di Friburgo (Wilhem Ropke, Walter Eucken), più tardi della scuola di Chicago (Frank Knight, Gary S. Becker, Milton Friedman, che divenne l’esponente più noto del movimento) intrapresero un vigoroso contrattacco per restituirlo ai suoi fulgori (…) All’affermazione pressoché universale del neoliberismo hanno potentemente contribuito, dal dopoguerra sino a oggi, attrezzatissimi “serbatoi del pensiero” (think tanks), finanziati da gruppi finanziari e corporation industriali in diversi paesi. Il Cato Institute e l’Heritage Foundation negli Stati Uniti, l’Adam Smith  Institute e l’Institute of Economic Affairs in Gran Bretagna, la Mont Pelerin Society fondata in Svizzera nel 1947, le Bildeberg Conferences iniziate in Olanda nel 1952, hanno prodotto gran copia di rapporti e memoranda, che hanno considerevolmente influito sull’insegnamento universitario, sui media e sulle politiche economiche dei governi”.  Proprio a uno di questi think tank, la Mont Pelerin Society, il sociologo ha dedicato l’anno scorso un articolo su La Repubblica, uno dei suoi ultimi, ripercorrendo la storia esemplare di questa associazione basata in una graziosa località svizzera, la cui strategia – sottolinea con un certo gusto del paradosso Gallino – mirata a conquistare l’egemonia costruendo su larga scala un “intellettuale collettivo”, sarebbe piaciuta ad Antonio Gramsci.

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