Paura di Corbyn?

La vittoria di Jeremy Corbyn lo scorso settembre per la leadership del partito laburista inglese ha provocato reazioni per lo più indignate ed incredule. Il curriculum di Corbyn può sembrare, per alcuni versi, preoccupante: non ha mai fatto mistero di dichiararsi socialista ed è aperto sostenitore dei piani di nazionalizzazione dei servizi ferroviari e dell’energia elettrica. Le sue prese di posizione in politica estera sono anti atlantiche. The Economist lo ha tacciato di conservatorismo, la peggiore accusa per un riformatore radicale. Ma alcuni commentatori hanno provato a spiegare in maniera più oggettiva come un marxista abbia potuto diventare il leader dell’opposizione di un Paese come l’Inghilterra. Ad esempio, in questa lettera da Londra si ricorda che la Gran Bretagna è l’unico paese europeo dove il ceto medio non può permettersi di prendere un treno per la capitale e forse le proposte di nazionalizzare energia e ferrovie non sono così eretiche. Inoltre, è del tutto prematuro ritenere che Corbyn sia sconfitto in partenza alle prossime elezioni nazionali tra cinque anni: semplicemente, cinque anni sono troppi per qualunque pronostico. Ma ancora più interessante è scoprire la composizione del comitato di consiglieri economici di Corbyn , formato, tra gli altri, da Joseph Stiglitz, Thomas Piketty e Mariana Mazzucato. Quest’ultima, in un recente articolo descriveva il programma di consulenza per il leader laburista, parlando di creazione di ricchezza come processo collettivo, interventi su capitale umano e tecnologia, partnership tra stato e aziende per creare mercati, investimenti finanziari a lungo termine. Insomma, nessuna traccia di Marx, almeno apparente.

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